Abbigliamento vintage: Bloody Edith la boutique a Milano e l’intervista alla fondatrice Laura Di Stefano

Abbiamo intervistato per voi Laura Di Stefano, creatrice del marchio Bloody Edith, costumista teatrale e appassionata del bello e della moda vintage. Il suo showroom si trova in Viale Col di Lana a Milano, e lei con la sua passione potrà trascinarvi nel suo mondo fatto di colori, capi di qualità e amore per la moda dei bei tempi.

Da cosa nasce il nome Bloody Edith?

Io nasco come costumista teatrale e la mia tesi di laurea fu su Edith Head (costumista vincitrice di innumerevoli premi Oscar). Il nome è preso proprio dal suo nome. Inizialmente doveva essere “The Dress Doctor” ma poi ho scoperto che esisteva già. Così a furia di pensarci è venuto fuori Bloody Edith.

Quindi lei è parte delle tue ispirazioni?

Sono sempre stata super appassionata, anche grazie ai miei genitori. Conta che mia mamma colleziona persino film dagli anni 30. Sono cresciuta con questa cultura e un po’ è dipeso anche dai posti che ho frequentato e dalle sottoculture che mi hanno sempre affascinato, passando dal punk arrivando poi agli anni 50 anche grazie ai miei amici

Secondo te la tua passione per la moda influenza il tuo modo di vivere le serate?

Mi viene abbastanza spontaneo, ma da altra parte devo farlo per capire cosa potrei vendere. Guardo come sono vestite le mie amiche, le persone che postano foto sui social… Così facendo quando osservo dei capi originali riesco a riportarlo nelle mie collezioni. È molto strano vedere come le mode cambino. Mi ricordo che all’inizio (dieci anni fa NDR) sono andati tantissimo gli anni 40, nessuno metteva i pantaloni capri. Siamo passati poi al lurex e ora siamo arrivati alla moda anni 60. Questo aspetto sociologico è quello che mi affascina di più del mio lavoro.

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Pensando alla moda anni 40 si immaginano colori come il verde militare, l’ocra… Invece tu hai deciso di dare uno spirito colorato alla tua collezione, come mai?

Devo dire che rispecchio questi colori nella mia linea pantaloni, poi per il resto cerco di metterci tanto di mio. Infatti nel corso del tempo i capi delle mie collezioni sono cambiati tanto quanto sono cambiata io.

Come vedi il fatto di essere così facilmente distinguibile?

Questa cosa ha due punti di vista. Quando vedo una persona che indossa delle mie creazioni le riconosco subito. E anche le persone agli eventi o per strada so che le riconoscono. Il punto di vista negativo di questa cosa è che alle serate “del giro” a volte le ragazze si trovano vestite simili. Resta che metterci tanto di mio nei miei capi rimane una delle mie priorità.

Hai una cliente tipo?

Solitamente sì ma devo dire che una delle cose che mi soddisfa di più è proprio vedere come anche ragazze “fuori dal giro” si avvicinano e comprino dei miei capi.

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Che cartamodelli, disegni e modelli usi?

Cerco di usare i tagli originali, ma prendendo i cartamodelli originali devo sempre riadattarli alle taglie moderne e inserendoci dei dettagli personali.

Se dovessi scegliere una parola per definire il tuo marchio quale sceglieresti?

Penso che, soprattutto parlando del rapporto prezzo-qualità, la parola sia qualità. Lavoro solo con italiani e sono io a scegliere le persone con cui lavorare. Scelgo sempre i migliori tessuti e i migliori artigiani per creare i capi che disegno.

Cosa vorresti realizzare dopo dieci anni di attività?

Sono molto realista, diciamo che per ora vorrei fare la linea uomo. Ho provato per la prima volta quest’inverno ed è andata davvero bene, in 24 ore ho venduto ben 38 maglioni. Il mio grande sogno rimane avere un laboratorio, magari fare dei pezzi unici di vestiti da sera, riuscire a poter fare tutto quello di cui ho voglia.

Anna Dima

Anna Dima

Amante della moda di altri tempi e del ballo. Una sognatrice con la testa sulle spalle che scrive per trasmettere il suo piccolo mondo.

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